lunedì 10 ottobre 2011

Lo Zio Boonmee Che Si Ricorda Le Vite Precedenti



Lo Zio Boonmee Che Si Ricorda Le Vite Precedenti
Thailandia, 2010. Di Apichatpong Weerasethakul. Con Thanapat Saisaymar, Jenjira Pongpas, Sakda Kaewbuadee, Natthakarn Aphaiwonk, Geerasak Kulhong, Kanokporn Thongaram. Genere: Drammatico. Durata: 115'


"Il paradiso è sopravvalutato. I fantasmi non sono legati ai luoghi, ma alle persone".

Una famiglia distrutta, ma serena . Lo zio Boonmee soffre di insufficienza renale. La moglie è morta, il figlio è scomparso. Boonmee decide di passare gli ultimi giorni della sua vita in campagna, accanto a chi ama, dove riflette sulle ragioni della sua sofferenza. Durante una cena, il fantasma della moglie torna per infondergli coraggio. E torna anche il figlio, non più umano.


Sconvolgente, come del resto tutto il cinema di questo straordinario regista thailandese, che aveva già dimostrato nel suo dittico di capolavori "Blissfully Yours"/"Syndromes And A Century" l'importanza del tempo filmico, che non significa sintesi, ma analisi. Il regista distrugge ogni preconcetto occidentale della settima arte per mostrarci la vita e la morte, così come appaiono. Così come c'erano i dieci minuti di viaggio in "Blissfully Yours", così anche qui ci sono scene di durata puramente reale che permettono all'occhio vigile di addentrarsi e scavare a fondo, al di là della natura puramente filmica di un film.

Ed è ancora l'occasione per parlare dell'importanza della morte o della vita, ma soprattutto di una propria identità: la ricerca disperata di sapere DOVE siamo venuti, e non COSA eravamo in origine, nonostante sia detto che "i fantasmi non sono legati ai luoghi, ma alle persone". Ma è inutile cercare di riscoprirsi, quando si ha ucciso.

Che siano gli insetti, che sommano le nostre colpe, schiacciati sotto l'acchiappamosche di uno dei personaggi femminili, o i comunisti, che lo zio boonmee uccise prima di soffrire d'insufficienza renale. Tutti hanno colpa, ma forse c'è ancora la possibilità di amare.
E forse in un passato lontano, dove non c'è nessuna differenza concettuale o morale: una donna può amare ed essere amata da un pesce, in una straordinaria, meravigliosa scena subacquea.

All'improvviso si diventa parte stessa del film. I protagonisti (anche quelli viventi) sono fantasmi, in continuo bilancio tra vita e morte, essenza o astrattezza.

La conoscenza stessa sembra diventare pericolosa. Un figlio fotografa uno spettro e torna a casa sotto le sembianze di primate per aver "visto".
E, ancora una volta, nel cinema di Apichatpong, gli uomini sono solo una briciola del film. Il vero protagonista (così come negli splendidi "Blissfully Yours" e "Tropical Malady") è la foresta, che pullula di vita, respira ed inghiotte uomini ed animali.

Poi. L'ecatombe. L'uomo, pur riconoscendosi, si omologa e, anche nelle vite precedenti o successive, è incapace di scegliere (il monaco che rifiuta il suo compito, ma che vorrebbe tornare al tempio) ed avere una propria mentalità: è un fantasma.

Il colpo di coda finale. La musica rock che distrugge il canto monastico. Uno sguardo ironico che dura un'eternità. Si chiude. Ed è shock.

Capolavoro. Con "Visage" di Tsai Ming Liang, il miglior film del 2010. Palma d'oro a Cannes meritatissima.

IL MIO VOTO: 10.0











Trailer: 



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