sabato 29 ottobre 2011

La Vergine Violenta



Violent Virgin
Giappone, 1969. Di Kôji Wakamatsu. Con Eri Ashikawa, Toshiyuki Tanigawa, Miki Hayashi, Atsushi Yamatoya, Akitaka Kimata. Genere: Drammatico/Grottesco. Durata: 66'. 

Due amanti in un'auto, lui è uno scagnozzo di un boss potente della yakuza, lei è la donna del boss. Sono scappati insieme, per far valere il loro amore impossibile. Dietro di loro, un'altra auto non dà loro tregua. Sono otto balordi (quattro donne e quattro uomini), protetti del boss che vorrebbero distruggere il loro amore. I due vengono posti ad umiliazioni, quando, l'uomo riesce a scappare dopo aver ammazzato una donna del gruppo. Pensando di essere finalmente solo, l'uomo vaga in un territorio desolato, fino a che non incontra il boss...

Quanto coraggio ci vuole a filmare nel 1969 un film che sarebbe scandalo anche se filmato nel 2010? Tanto. E Koji Wakamatsu, oltre al coraggio, ha anche talento, molto talento e dirige nel 1969 "Violent Virgin", il suo film più cattivo, crudele, violento, spietato, disperato e, ovviamente, si tratta di un film magnifico.

Il tutto è rappresentato nella più desolata (e desolante) campagna, dove uno spunto poco originale, ma intrigante (la vendetta di un boss yakuza nei confronti di un suo compagno che gli ruba la donna) viene trasformato in un opprimente e sconvolgente campo di battaglia. Corpi, sono solo corpi, corpi animaleschi (la coda, lo scambio dei sessi) o martirizzati (la crocifissione della donna).

Uomini-animali, donne crocifisse: è l'inferno di Wakamatsu, un inferno turbolento e visionario, dove (per fortuna), alla fine è l'amore a vincere in un finale di una bellezza devastante, che raggiunge i picchi di un intero cinema. Non è un amore strappalacrime hollywoodiano: si tratta di un romanticismo malsano ,che giunge come il colpo finale, un violentissimo calcio nello stomaco che lascia atterriti.

Diretto e recitato benissimo (con l'abituale stacco da bianco e nero al colore nelle scene più disturbanti), "Violent Virgin" dimostra il coraggio e la vitalità del cinema di Wakamatsu, che visto anche oggi conserva quella straordinaria potenza del passato, la potenza della rivoluzione studentesca del '68, tematica molto cara al controverso regista giapponese.

"Violent Virgin" (probabilmente la sua opera più onirica ed estrema) rientra certamente tra i suoi capolavori e si ricorda come un imprescindibile pilastro del cinema giapponese. Da non perdere! 

IL MIO VOTO: 10.0


















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