Visualizzazione post con etichetta alienazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alienazione. Mostra tutti i post

giovedì 27 dicembre 2012

The Future



The Future
USA, 2011. Di Miranda July. Con Miranda July, Hamish Linklater, Isabella Acres, Angela Timbur, Kathleen Gati. Genere: Drammatico. Durata: 89' 

"I accidentally made the sound that is 'i am cat which is belonging to you.' " 

(Non è tollerabile un voto basso anche solo per Paw Paw. )

Per il resto, chi si aspettava "Me, And You And Everyone We Know 2" ne rimarrà deluso. E fortunatamente non è stato così. Il precedente film della talentuosa Miranda July dimostrava uno stile originale, capace di essere ironico e poetico, volgare e tenero, inaspettato e tremendamente reale. "The Future" è la storia di un pezzo di vita/vite/esistenze, intimo, dolente, dolorosissimo, eppure tormentato da una continua dolcezza che inghiotte il film stesso. Una dolcezza che non lascia scampo, che non è sempre così positiva.

Meraviglioso, sicuramente non per tutti. è un film difficilissimo, che per molti sarà incomprensibile. Ma come "Me And You And Everyone We Know" è destinato a crescere, giorno per giorno. Come l'attesa di coloro a cui apparteniamo. Come l'attesa per la luce. Come l'attesa di una svolta nella nostra vita.

Bellissimo.


"Dear persons,
I am writing you this to you, letter with no pencil, 
so I hope that youre able to read it. 
By day I know im yours, but when night comes, 
I am alone and always have been, and always will be wild.

So is only the sun that return the wonderfull feeling of being petted again
Please come soon, nights are getting longer.

Yours, Paw Paw."


IL MIO VOTO: 9.5






sabato 18 febbraio 2012

Control


Control
Gran Bretagna, 2007. Di Anton Corbijn. Con Sam Riley, Samantha Norton, Craig Parkinson, Joe Anderson, Alexandra Maria Lara, Harry Treadaway, Toby Kebbel, Tim Plester. Genere: Biografico/Drammatico. Durata: 126' 


Delusione agghiacciante. Prendere un uomo fuori dal mondo come Ian Curtis e imbellettarlo di emozioni e storie d'amore senza nesso logico è veramente assurdo, come donare umanità ad un uomo che era bello anche per la sua assenza di umanità. Si parla poco della musica devastante che un gruppo oltrenatura come i Joy Division hanno saputo creare, soffermandosi più, con una certa superficialità, tra l'altro, sulle vicende sentimentali e non di Ian, mostrato mentre piange più volte, per descrivere la sua disperazione e la sua malattia: un espediente abbastanza facile per rappresentarne il dramma.

Il bianco e nero per descrivere la sua vita è bellissima come idea, ma rendetelo grezzo e cupo, non da fotografia di spot di Calvin Klein, con tutte quelle inquadrature ricercate da studente accademico che danno al film un pathos quasi televisivo. Sul finale si risolleva abbastanza, ma la chiusura del film lascia l'amaro in bocca. Concordo con chi ha detto che sulla sua vita poteva farci un film perfetto solo chi adopera l'astrazione (Tsai Ming-Liang, Derek Jarman), perchè questa sembra solo una rappresentazione didascalica di una vita, da compitino delle medie, fatto per fatto.

Eccellenti le interpretazioni del cast, ma da un film su una delle più grandi icone del rock ci si aspettava molto di più. Un flop.



IL MIO VOTO: 5.0














domenica 6 novembre 2011

Transmutazioni

Ecco tre foto della mia serie di "Transmutazioni", scatti dove rileggo in chiave personale film che mi hanno colpito particolarmente. 


Transmutazione #1: Babel
Dal film "Babel" di Alejandro González Iñárritu. Messico/Spagna/Giappone/USA, 2006



Transmutazione #2: Shortbus
Dal film "Shortbus" di John Cameron Mitchell. USA, 2006



Transmutazione #3: Muro
Dal Film "Muro" di Juanma Carillo. Spagna, 2009




domenica 23 ottobre 2011

Hellphone



Hellphone
Francia, 2007. Di James Huth. Con Jean-Baptiste Maunier, Jennifer Decker, Benjamin Jungers. Genere: Commedia/Thriller/Grottesco. Durata: 91' 


Baracconata per teenagers francesi che prende lo spunto dal disagio esistenziale di una saga horror come "The Call", che univa l'orrore post-Ring ad una metafora profondissima sull'assenza di comunicabilità in un mondo in cui comunicare sembra sempre più facile e avanzato. "Hellphone" ne prende le basi, poi la butta sul comico-thriller-fantascientifico, riuscendo ad attirare sempre l'attenzione, nonostante i numerosissimi buchi nella sceneggiatura (il negozio cinese dove il protagonista compra l'hellphone, poi, sparisce nel nulla, come se fosse il banale espediente di farglielo avere) ,un montaggio spesso troppo videoclipparo e un finale di rara bruttezza, è un film che intrattiene molto bene, grazie ad indovinatissime scene di cinismo inaspettato (il ragazzo che fuma una sigaretta seduto in autostrada che viene investito da un furgone con scritto "Il fumo uccide"), una recitazione volutamente sopra le righe e incidenti/morti più che originali (il professore soffocato dai gessetti rulez).

è un film frenetico, palesemente girato per ragazzini, e nonostante un protagonista-pesce lesso, regge bene, con qualche tocco kitsch (lo spogliarello in sala mensa) che non guasta e genitori sull'orlo del crollo emotivo, tra madri tr.oie che aprono i loro chakra e altre con il comunismo nel cuore. Un film per ragazzini, sì, ma (escluso il finale) per nulla prevedibile e, per questo, riuscito.

Nulla di speciale, ma sa di non esserlo.



IL MIO VOTO: 6.5








Trailer:


mercoledì 28 settembre 2011

Pulse



Pulse
Giappone, 2001. Di Kiyoshi Kurosawa. Con Koyuki, Kumiko Aso, Koji Yakusho, Haruhiko Kato, Kurume Arisaka, Kenji Mizuhashi, Go Takashima, Atsushi Yuki, Shinji Takeda, Jun Fubuki. Genere: Horror. Durata: 119' 


"La Morte è un isolamento eterno" sospira a fatica uno spettro alla fine di questo "Pulse", un film che non vuole essere un semplice horror, non vuole spaventare, nè tanto meno scioccare con picchi di violenza insensata, vuole essere una profonda esplorazione del rapporto tra morte e solitudine, riuscendo a fare centro con grande classe, diventando, paradossalmente, un film spaventoso e uno dei più agghiaccianti in circolazione.
Non ci troviamo più di fronte ai soliti spettri della tradizione folkloristica orientale. Non esistono più le varie Sadako e Kayako, ma neanche Toshio, nè Mimiko, nè la Yoko di "Seance", film horror televisivo dello stesso Kurosawa. Diciamo Addio, quindi, alle ragazze dall'andatura catalettica, la pelle cerulea, i lunghi capelli corvini a celare lo sguardo pieno di sangue e vendetta: qui ci sono spiriti abbandonati a un destino vuoto, inghiottiti in un buco nero in cui la pace eterna non può giungere.
Sono spettri che implorano pietà: quell' "aiutami" sussurrato da ogni fantasma prima e dopo la sua apparizione è il simbolo di un popolo di anime perdute, sospese in un oblio senza meta, orfone in un Purgatorio oscuro e deprimente.
Kurosawa non si cura di come questi fantasmi possano raggiungere le reti informatiche, trasformando in ectoplasmi e spingendo al suicidio gli incauti internauti, ma esplica il terrore derivante dall'uso indiscriminato di uno degli strumenti tecnologici più rivoluzionari e potenti di questi anni, pronto a far naufragare i contatti umani e a ridurre la vita sociale attraverso un susseguirsi di freddi e atonali click del mouse, di rapporti virtuali spesso fittizi e di immagini che nascondono la realtà.
I personaggi sono freddi, passivi, senza più la loro personalità, la loro individualità, ad eccezione forse per lo studente Kawashima (guarda casa il meno esperto di informatica dell'intera pellicola) e circolano in un ambiente silenzioso che pian piano si svuota di vita: sale giochi vuote, autobus vuoti, metropolitane vuote, supermercati vuoti...
La pazzia dovuta al silenzio eterno, all'alienazione e alla solitudine è inevitabile, così come la morte. Eppure quell' "aiutami" pronunciato dai fantasmi pare una semplice e sincera richiesta di aiuto, un abbraccio, un legame con un mondo ormai perduto, il disperato tentativo di ritornare quelli che si era prima. Ma ciò che resta realmente di loro è solo una macchia di umidità sul muro. Un ricordo per chi ancora può permettersi di vivere.
Ed ecco che tra le maestose e struggenti riprese avvolgenti, lo sguardo stranito dei protagonisti e i silenzi, Kurosawa ritorna a inserire una colonna sonora in un suo film (il commento sonoro era totalmente assente nel capolavoro "Cure" e appena accentuato nello strano "Charisma"), che non è musica, ma un susseguirsi di rumori metallici sincopatici e taglienti, così disturbanti da mozzare il fiato, portando il terrore con potenza e intensità nelle sequenze in cui la raffigurazione della paura giunge all'apice.
Da ricordare l'agghiacciante, quanto splendida e poetica scena in cui una bellissima Harue dallo sguardo innamorato abbraccia il nulla e sussurra "Non sono più sola", mentre la telecamera la riprende con geniali scatti, pezzi di un gioco di specchi digitale. L'angoscia prende, così, inevitabilmente il sopravvento e l'unica cosa logica da fare è mettersi in fuga, non importa dove, forse in mare aperto per poi trasformarsi in inquietanti macchie di umidità sul muro, per poter lasciare un ricordo di sè in un mondo da abbandonare.
Un devastante capolavoro, da cui ne fu tratto nel 2006 un inguardabile e orrendo remake americano con attori insulsi e una sceneggiatura che sembra essere scritta su un pezzetto di carta igienica. Guardate l'originale e capirete che i fantasmi sono simili a noi: anche loro soffrono, anche loro vagano soli.
Harue: "Non c'è nessuno, chissà perchè non c'è nessuno"
Kawashima: "Io ci sono"
Harue: "Cosa?"
Harue: "Potrebbe scomparire l'intera umanità, ma l'importante è che ci sono io e che ci sei anche tu"
IL MIO VOTO: 10.0 




Trailer:



mercoledì 14 settembre 2011

Tetsuo: The Bullet Man




Tetsuo: The Bullet Man 
Giappone, 2009. Di Shinya Tsukamoto. Con Shinya Tsukamoto, Eric Bossick, Dwayne Lawler, Akiko Mono, Alan Koji, Hajime Izuki, Masaki Kurusu, Yuko Nakamura. Genere: Azione/Fantascienza/Grottesco. Durata: 71'

Anthony è un impiegato di origini americane, ma residente a Tokyo. Sposato e con un figlioletto, l'uomo ha subito il trauma della morte della madre e si sottopone più volte alle visite infondate del padre, rinomato scienziato. Un giorno, il colpo duro.
Una macchina investe il suo bambino. La moglie lo sprona alla vendetta. E improvvisamente l'uomo comincia ad affrontare un'angosciosa e devastante trasformazione fisica...


L'uomo. La macchina. Il binomio che da sempre ossessiona uno dei registi più talentuosi della nostra epoca. Lui, Tsukamoto, perso nel suo liquido amniotico di puro metallo, torna a parlare del suo Tetsuo, quasi come se fosse un figlio, dopo che il sequel "Tetsuo 2- Body Hammer" sembrava aver chiuso i battenti.

E invece rieccolo, girato in digitale, recitato inaspettatamente in inglese da attori giapponesi (salvo il protagonista, americano) indaga le ossessioni più feroci del suo cinema: la ricerca ossessiva e selvaggia dell'erotismo con la città, la correlazione tra cibo e metallo, l'ambiguità della donna, l'uomo-macchina incravattato e anonimo, la morte del bambino, il trauma familiare. é lo Tsukamoto che conosciamo, che ripropone il suo stile inconfondibile, unendo i fasti di marcio videoclipparo del primo "Tetsuo" alla perversione digitale e oscura di un capolavoro horror più volte bistrattato come "Nightmare Detective": telecamera mai ferma, sovraesposizioni lentissime, urla, latrati, ritmo frenetico e 71 minuti che passano come un pugno.

Sicuramente non è il miglior Tsukamoto, non aggiunge nulla alla sua poetica, ripropone una sintesi di sè stesso senza migliorare, ma -vuoi per l'azione, vuoi per l'affetto- anche "Bullet Man" diventa un potentissimo e violentissimo calcio, che trivella il cervello e lo apre in due. Da vedere.
Gli attori giapponesi che parlano inglese, però, non si possono sentire.



IL MIO VOTO: 8.5







Trailer: