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sabato 10 marzo 2012

Hikiko-San: Scream Girls



Hikiko-San
Giappone, 2008. Di Nagaoka Hisaaki. Con Kawai Kyoko, Kawanishi Maki, Chiharu, Erika, Fujiwara Shiori, Takahashi Mai, Shirasu Keiko, Mikami Takashi, Sanada Setsuko. Genere: Horror. Durata: 64'. 

C'è la leggenda urbana di una ragazza, Hikiko, morta in seguito ad un gioco crudele delle sue compagne di classe. Hikiko, infatti, era una ragazza timida e asociale, frequentemente vittima di atti di bullismo. Ora si pensa che Hikiko si voglia vendicare sui vivi, presentandosi come un fantasma dal volto mutilato che maledice le scolarette di un liceo giapponese. Un gruppo di ragazze decide di far luce sul mistero e fermare la maledizione. 

Horror in cassetta praticamente inguardabile. Girato senza estro, nè tecnica, nè originalità, racconta la solita leggenda urbana in un contesto da homevideo casalingo, dove l'unico appiglio del regista è mostrarci bellissime ragazze nipponiche in divisa scolastica.

Indecente nella recitazione dalle pessime fotografia e regia, nella narrazione inesistente, nel tentativo innocuo di spaventare con piccoli colpi bassi, con qualche accenno di splatter (e gli effetti speciali, sebbene rudimentali, sono uno dei pochi assi nella manica del film), con un finale stupidamente lungo che sfiora il ridicolo. Qualcosa di inquietante c'è, ma a questo punto meglio vedersi capolavori del j-horror come "Ringu", "Noroi", "Dark Water" e molti altri.

Un film fortunatamente sconosciuto, perchè il panorama horror giapponese è decisamente uno dei migliori al mondo. Questo film è una di quelle eccezioni che confermano la regola: dura poco più di un'ora ed è una mattonata sulle palle, inutile, pedante, scritto e realizzato con i piedi. Un vero e proprio calvario. 

IL MIO VOTO: 3.0










domenica 18 dicembre 2011

The Screen At Kamchanod



The Screen At Kamchanod
Thailandia, 2007. Di Songsak Mongkolthong. Con Achita Pramoj na Ayudhya, Pakkaramai Pokranan, Namo Tonggumnerd. Genere: Horror. Durata: 98' 

Il film parla della leggenda di Kamchanod: una crew cinematografica proietta un film nella foresta, nessuno è presente. A metà film il posto si riempie e accorrono un sacco di spettatori, che prontamente svaniscono alla fine della proiezione. La leggenda avrà ripercussioni su alcuni ragazzi decisi a risolvere il mistero.

Indecente.
La Thailandia solitamente produce gran begli horror (okay, okay, togliamo quegli orrendi film girati con due soldi che mostrano pulzelle thai ignude che urlano, girate solo per filmare tette e sesso soft), tra cui "Shutter", "Alone", "Sick Nurses", "Nang Nak", "4bia" e anche quei prodotti che sono molto derivativi e malriusciti ("Coming Soon", "Il Fantasma Di Mae Nak") hanno sempre, comunque ,qualche attimo di fosforo, qualche momento terrorizzante o qualche buona idea a mantenere viva l'attenzione. "Screen" no.

Ha un budget alto, una produzione di livello, locandine ammiccanti, trailer studiati a tavolino...sembra di trovarsi di fronte ad un nuovo classico dell'horror thai. Poi, una volta inserito il dvd nel lettore, si incomincia a piangere.
"Screen" non ha trama: sembra uno di quegli stolti prodotti televisivi indonesiani, dove la sceneggiatura non c'è e dove si punta solo sugli spaventi.

Inutile dire che è un'accozzaglia inutile di rumori forti, mancanza di suspense, attori bellissimi ma senza un filo di espressione che urlano mandando in tilt il cervello, fantasmi che appaiono ogni due fotogrammi, colpi di scena irrilevanti e incredibili...e altre cose che è meglio non elencare. Semplicemente un horror stanco, pidocchioso e soprattutto confuso.

Confuso non tanto per una scelta stilistica, ma proprio perchè non ha idee. E quando non si ha idea ci si può sempre gettare sullo stereotipo, scelta sbagliata ma comunque furba e invece no! "Screen" fa addirittura peggio: ogni secondo che passa e più diventa illogico, insensato, noiosissimo...
Una dura e cruda presa per il sedere, insomma.
Mi domando solo come possa essere passato all'horror day del Far East. Imbarazzante. 

IL MIO VOTO: 2.0












venerdì 30 settembre 2011

Stay Alive


Stay Alive
USA, 2006. Di William Brent Bell. Con Jon Foster, Frankie Muniz, Milo Ventimiglia, Samaire Armstrong, Sophia Bush, Adam Goldberg, Jimmi Simpson. Genere: Horror. Durata: 80' 

Film bistrattato, criticato e flagellato sin dall'epoca della sua uscita, "Stay Alive" è il classico filmetto horror americano per adolescenti che vive di certi strafalcioni inevitabili (i momenti di tenero tra i protagonisti nei momenti meno opportuni), personaggi stereotipati (qui ce ne sono solo un paio che non siano verosimili, ma sono irritanti come dieci persone diverse, vedasi Frankie Muniz e Jimmi Simpson) e un immaginario totalmente rubato dalla cinematografia horror orientale (dal classico "The Ring" a film minori, ma comunque piacevoli come "Il Fiore Della Vendetta", che, guardacaso, aveva un videogioco come centro della narrazione). Non manca poi nemmeno la tristissima trovata, tipica di molti horror contemporanei, dove il protagonista si riaffaccia alle proprie paure infantili per salvare la situazione e risolvere il mistero.

Eppure, contrariamente a quanto si dice, nonostante i mille difetti e un finale decisamente poco efficace, nonostante ci provi, terribilmente americano e baraccone, che lascia aperta la via dei sequel (mai arrivati) e apre voragini nella sceneggiatura, il film a suo modo funziona. In un decennio di crisi per il cinema statunitense, soprattutto quello di genere, è bello vedere che escano prodotti anche bruttini, eppure ispirati, nonostante le mille citazioni, in grado di trasmettere balzi sulla poltrona e tensione.

Il film si mantiene sufficiente, grazie a semplici ed efficaci apparizioni spiritiche, invero in computer graphica, ma spesso giocate sul vedo-non vedo che funziona sempre in quanto a tensione. "Stay Alive" è il tentativo di rileggere in chiave ipermoderna il genere horror del gotico, cercando di portare una ventata d'aria fresca al genere. Non ci riesce, ma se ne apprezza lo sforzo, anche perchè, durando pochissimo riesce ad intrattenere e a divertire con destrezza.

Non importa quindi, che almeno due dei personaggi siano irritanti e che gli altri si comportino in maniera decisamente poco brillante, o che il protagonista sembri uno stoccafisso, questo è uno di quei film in cui conta il ritmo e il coinvolgimento. Un filmetto onestissimo e consapevole dei propri limiti, che punta solo ad intrattenere e divertire per poco meno di un'ora e venti. Il risultato è di quelli che si dimenticano in fretta, ma non delude eccessivamente.

IL MIO VOTO: 6.0






Trailer:


martedì 27 settembre 2011

Mysterious Island



Mysterious Island
Cina, 2011. Di Kai Cheung Chun. Con Jordan Chan, Mimi Yang, Tien You Chi, You-Nam Wong. Genere: Horror. Durata: 99'


Caso più unico che raro. Un film horror cinese mainland esente da censura. Fatto vuole che gli horror cinesi fossero al centro dei controlli della censura cinese, che impone la massima verosomiglianza nelle sceneggiature dei prodotti cinematografici. Per questo motivo film come il gradevole "Suffocation" sfruttavano i momenti di terrore e tensione nelle scene oniriche. Fa strano vedere un film come "Mysterious Island", spacciato in patria e nel mondo come un film sanguinosissimo, sulla scia dei torture porn americani. Poteva la Cina essere esclusa dallo stato di culto internazionale di cui godono ormai da tempo le pellicole coreane, giapponesi, thai, hongkongesi e, da poco, taiwanesi? Ovvio che no, e forse è meglio così. è bello vedere un cinema sottoposto a regole ferree finalmente trovare un po' di aria respirabile. Purtroppo, però, succede che "Mysterious Island" si rivela un film molto deludente.


Un film che, sicuramente, non annoia mai, grazie al ritmo sostenuto che il regista riesce a costruire, calibrando suspense, azione, ritmo e sobbalzi sulla poltrona con grande maestria. Nonostante i poster promozionali incitanti all'horror più sanguineo, però, l'emoglobina in questa nuova prova della paura mainland latita. è un film che sembra uscito dagli anni '80, dove si sfrutta un pretesto subito mandato a puttane per giustificare il massacro dei soliti bellocci (un survival reality show, originalità portaci via), che non viene mai mostrato, o quasi. "Mysterious Island" sembra uno di quei brutti slasher che gli Stati Uniti ci propinava allora, come tutt'ora, ma con un filino di classe in più. Il mistero alla base del film è una leggenda ubrana, subito accantonata, ma comunque inquietante e interessante: l'isola dovrebbe essere infestata dagli spettri degli abitanti lebbrosi di un antico villaggio lasciati lì a marcire.

E quindi che cos'è? La classica ghost story asiatica? Un survival thriller? Uno slasher? Boh. è un horror indeciso sulla strada da prendere e, prima, si apre quasi come un action, con i protagonisti che combattono contro le insidie della natura, poi cerca di spaventare con i soliti violini opprimenti e i sobbalzi improvvisi, poi si fa slasher e poi tenta la strada del torture porn solo per pochi secondi, giusto per non contraddire le intenzioni iniziali. è ben girato, ma non riesce ad essere convincente: é un film prevedibile e di personaggi irrilevanti che non fanno altro che dirsi "Sei tu l'assassino!" "No, sei tu!",come in una qualsiasi scialba copia di "Scream": A poco serve l'indovinato e minaccioso paesaggio naturale, il regista lo sfrutta molto poco, forse preferendosi soffermare sulle (notevoli) curve delle protagoniste femminili.



Alla fine c'è l'aspettato colpo di scena (purtroppo telefonato) e la classica eroina gnocca senza macchia e senza paura che salva la situazione, prima dell'immancabile cliffhanger.

Insomma, un film deludente e tremendamente inutile, che non annoia e riesce persino a divertire, ma che è prevedibile e quasi televisivo. Come leggere per filo e per segno un libro che già si conosce a memoria. Un peccato, bisognerà vedere gli sviluppi del cinema di genere cinese. Ma non allarmatevi: il trailer di "The Devil Inside Me" promette molto bene.



IL MIO VOTO: 4.0







Trailer: 



domenica 25 settembre 2011

Bangkok Kill City



Bangkok Kill City
Thailandia, 2004. Di Oxide Pang, Pisuth Praesaengaim. Con Pete Thongjeur, Pramote Sangsorn, Pimsiree Pimsee, Dawan Singhawee, Kalyanut Sriboonreung. Genere: Horror. Durata: 130'

Tre amiche si incontrano in un bar di Bangkok e, tra una chiacchera e l'altra trovano interessante l'idea di raccontare ognuna una storia dell'orrore in modo da divertire e spaventare le altre due. La prima storia è "Legend Of The Drum" e racconta l'amore impossibile di due giovani fratelli. Lui è disperato quando scopre che la sua amata è innamorata di un altro uomo. Un giorno i due scompaiono e attorno al mistero è emblematica la presenza di un tamburo maledetto, che una giovane ragazza riceve in eredità, scatenando una maledizione su lei, il suo sposo novello e i suoi discendenti.

La seconda storia, "Black Magic Woman" racconta di una fragranza profumata in grado di ottenere il proprio oggetto del desiderio. La protagonista del racconto è innamorata di un giovane uomo d'affari che prende il battello con lei ogni giorno, pur essendo conscia che l'uomo sia fidanzato. Per poterlo avere la fragranza, regalatale da un'amica e subito l'uomo si fa avanti e i due passano una nottata di fuoco. Non sanno, però, che una volta usato quel profumo ha inizio, come pegno, una maledizione che porta sangue, paranoia e morte...

Il terzo episodio è "Revenge", storia di una ragazza trovata impiccata e del suo poliziotto, convinto che non si tratti di suicidio, che parte alla ricerca del suo assassino...


Uscito silenziosissimamente anche nel mercato homevideo italiano con il titolo "Bangkok Kill City", "Bangkok Haunted" è un piacevole horror thailandese sulla media del genere: non peggiora, non eccelle, non eccede.
E' uno di quegli horror piacevoli ed estivi da vedere nei caldi pomeriggi afosi domenicali giusto per qualche brividino facile lungo la schiena. Dietro l'opera Oxide Pang, quel regista che ci gustò, in coperazione con il fratello Danny, quel gioiellino della paura come "The Eye". Definire Oxide un genio è eccessivo visto che di cag.ate ne ha fatte parecchie, quasi quanto Danny. Eppure in questo film Oxide si coalizza con un altro regista: il thailandese Pisuth Praesaengaim, con il quale firma un'operetta che viaggia a ritmo instancabile tra spunti geniali e momenti soporiferi.
L'incipit è affascinante: in una trama e in una premessa che ricorda le leggende urbane, "Creepshow" di Romero, la serie infinita hongkongese "Troublesome Night", "Campfire Tales" e molti altri horror episodici, "Bangkok Haunted" racconta di tre amiche che in un bar di Bangkok si raccontano una storia dell'orrore a testa per spaventare le altre.

La prima, "Legend Of The Drum" è forse la meno riuscita delle tre. Affonda nel clima del folklore thailanedese ma non emerge, in favore di una lentezza quasi esasperante e la completa assenza di brividi. Non basta un paio di occhi privi di pupilla e iride per spaventare. Praticamente la solita solfa di amori perduti, vendette, oggetti vendicativi e quel tocco di passato remoto che non guasta mai. Il viaggiare tra passato e presente funziona, ma l'episodio si rivela tedioso e alla fine non riesce a convincere appieno.

Più originale è il seguente frammento: "Black Magic Woman", non riuscitissimo, ma comunque di grande impatto grazie ad una trama pseudo-erotica e qualche gratuito spavento improvviso con tanto di schizzi splatterosi. Il risultato non è pienamente sufficiente, ma l'episodio funziona e con qualche taglio alle parti prolisse poteva presentarsi come classico a priori.

Il più riuscito dei tre è sicuramente il finale, "Revenge", sorta di episodio psycho-thriller diretto da Oxide con un buon colpo di scena finale. Praticamente è come seguire un episodio di CSI con tanto di fantasmi orientali. Non male. Il tutto porta ad un ulteriore colpo di scena finale inaspettato e ad effetto. Il ritmo cambia di registro rispetto agli altri due episodi: montaggio frenetico, riprese videoclippare e una buona dose di tensione riescono a rendere viva l'attenzione dello spettatore, già sprofondato nella poltrona a causa della continua ricerca della raffinatezza nei primi due episodi.

Non male come opera, come trilogia, come triade, ma "Bangkok Haunted" è un film altalenante, con parti fin troppo prolisse, spesso esasperatamente lento e con qualche derivazione. Grazie all'ultimo episodio e a qualche elemento geniale nei primi due, riesce comunque a farsi seguire con grazia nonostante un ritmo molto narcolettico e una durata eccessiva. C'è comunque di meglio nel panorama asiatico e consiglio questo film solo a quelli che, come me, sono fanatici degli horror orientali.

IL MIO VOTO: 6.0







Trailer:

venerdì 16 settembre 2011

Haunted Universities



Haunted Universities
Thailandia, 2009. Di Bunjong Sinthanamongkolkul. Con Anna Reese, Ashiraya Peerapatkunchaya, Atis Amornwetch, Pantila Fuglin, Panward Hemmanee, Pangsit Piseesotgan, Parinya Gamwongwan. Genere: Thriller/Horror. Durata: 104'

Tre universitari, durante le vacanze, decidono di raccontarsi storie dell'orrore mentre, sul posto di volontariato (si occupano di cadaveri) , si annoiano: Pon e Jimmy credono che il bagno delle ragazze sia infestato dallo spettro di una suicida, una ragazza è ossessionata da un ascensore rosso e maledetto, uno studente di medicina è terrorizzato dai cadaveri dell'obitorio in cui pratica e la bella Saa incontra un sadico stalker su internet...

Ci sono volte in cui ci speri, forse perchè hai fiducia, forse per passione. Fatto sta che ho atteso questo "Haunted Universities", presentato in patria thailandese praticamente come un horror imprescindibile, sulla scia di ottimi prodotti come "Shutter", "Alone" o "4bia". Ebbene, non si tratta che di marketing.
Perchè "Haunted Universities" è un film orrendo.
Un horror senza ritmo, con un'assoluta incapacità di incutere un minimo o mero brivido, di dare qualche scena ad alta tensione o di incutere anche disgusto (qui si salva solo una scena: terribile e agghiacciante come quella di un uomo che colpisce con una mazza da golf una pallina tenuta in bocca da una ragazza legata a terra). Un film inutile che si diapana in una manciata di storie prevedibilissime e incomprensibili (non tanto perchè siano complesse nella struttura narrativa, anzi, ma è perchè lo spettatore si annoia a tal punto da perdere il filo del discorso).

Un film che riprende le solite cose (immancabile fantasma capelluto e cliché vari, compresa la solita storia pseudo-ospedaliera), senza inserire un minimo di innovazione. Ma si sa: i filmetti di brivido con personaggi di spicco (guarda caso ragazze bellissime e formose, ragazzi-idol...) fanno gola ai produttori e ai loro portafogli.

E dire che un film del genere venga dalla Thailandia, paese che, seppur tra la molta sporcizia, sta realizzando i film dell'orrore contemporanei più interessanti in circolazione. Peccato, a giudicare dalla regia senz'anima (sebbene la produzione sia, ovviamente, ad alto budget) il film è degno solo di un passaggio televisivo pomeridiano e questo la dice tutta.

Vogliamo poi parlare dell'indicibile finale? No, meglio sorvolare o il voto potrebbe scendere ulteriormente.

Ma ciò che è peggio è la durata del film: 105 minuti. Un calvario.

IL MIO VOTO: 3.0







Trailer: